Nel gioco non esistono errori.
Esistono movimenti.
Esistono movimenti.
Un pezzo che non si incastra non è un fallimento.
È un invito a spostarlo, a guardarlo da un’altra prospettiva, a lasciarlo lì per un attimo.
È un invito a spostarlo, a guardarlo da un’altra prospettiva, a lasciarlo lì per un attimo.
Nel gioco delle costruzioni da bambini costruivamo, smontavamo, ricominciavamo, senza giudicarci.
Come nel gioco, anche nella vita tutto si apre quando lasci andare il giudizio e accogli ciò che accade.
Gran parte della sofferenza non nasce da ciò che succede,
ma dal commento immediato che aggiungiamo:
— avrei dovuto,
— non doveva andare così,
— ho sbagliato.
ma dal commento immediato che aggiungiamo:
— avrei dovuto,
— non doveva andare così,
— ho sbagliato.
In quell’istante non siamo più nell’esperienza.
Siamo nel suo rifiuto.
Siamo nel suo rifiuto.
L’arte di permettere
Nel coaching, accettare non significa giustificare né migliorare.
Significa non opporsi a ciò che è già accaduto.
Significa non opporsi a ciò che è già accaduto.
Quando smetti di combattere l’esperienza,
l’energia che prima serviva a resistere
ritorna disponibile per sentire, comprendere, muoversi.
l’energia che prima serviva a resistere
ritorna disponibile per sentire, comprendere, muoversi.
Ogni esperienza ha valore perché è stata vissuta.
Non perché sia stata giusta,
ma perché è reale.
Non perché sia stata giusta,
ma perché è reale.

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