Ogni gesto, se vissuto davvero, è già compiuto.
Può accadere che crediamo che il valore stia nel traguardo, che il fare serva a finire, che muoversi abbia senso solo se porta a una meta.
Così impariamo a costruire solo ciò che può essere concluso.
Ma nel gioco la costruzione era un’esperienza che prendeva forma mentre accadeva.
Era reale nel momento in cui si viveva, non solo quando si chiudeva.
Quando creiamo senza orientarci al risultato, l’urgenza della meta si allenta.
La mente smette di anticipare e di giudicare.
Resta il gesto.
Resta la presenza.
In quel gesto non c’è qualcosa da ottenere, ma qualcosa da abitare.
Costruire, creare, diventa un modo di essere, un atto di ascolto e di consapevolezza.
Non perché porti da qualche parte, ma perché ci riporta qui.
Nel tuo modo di costruire — progetti, relazioni, giornate — quanto spazio c’è per l’esperienza mentre accade, prima che per il risultato?
Marina - Il Coach del Centro

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