La presenza è la capacità di essere interamente coinvolti nell’esperienza che stiamo vivendo.
Non è concentrazione forzata, né controllo della mente.
È il momento in cui smettiamo di stare un passo fuori da ciò che accade.
Non è concentrazione forzata, né controllo della mente.
È il momento in cui smettiamo di stare un passo fuori da ciò che accade.
La presenza è il terreno su cui tutto diventa possibile: ascolto, contatto, scelta.
Non perché produca risultati, ma perché rende l’esperienza reale.
Non perché produca risultati, ma perché rende l’esperienza reale.
La presenza non si allena come una competenza.
Non si conquista con lo sforzo.
Si permette, quando smettiamo di allontanarci da ciò che stiamo vivendo.
Non si conquista con lo sforzo.
Si permette, quando smettiamo di allontanarci da ciò che stiamo vivendo.
Spesso viviamo a distanza.
Facciamo le cose mentre pensiamo a quelle dopo.
Siamo nel gesto, ma non siamo lì.
Facciamo le cose mentre pensiamo a quelle dopo.
Siamo nel gesto, ma non siamo lì.
Accade allora qualcosa di sottile:
la vita continua a scorrere, ma senza essere pienamente abitata.
la vita continua a scorrere, ma senza essere pienamente abitata.
A volte basta poco per accorgersene.
Un momento di gioco, un gesto semplice, un’azione fatta senza anticiparne il senso.
Un momento di gioco, un gesto semplice, un’azione fatta senza anticiparne il senso.
Non perché quel gesto sia speciale, ma perché ci riporta qui.
La presenza non cambia ciò che fai.
Cambia da dove lo fai.
Cambia da dove lo fai.
E quando questo accade, anche l’azione più ordinaria smette di essere eseguita e torna a essere vissuta.
Qui. Adesso.
La presenza non elimina i pensieri.
Non cancella le responsabilità.
Non promette una vita diversa.
Non cancella le responsabilità.
Non promette una vita diversa.
Riporta l’esperienza a casa.
Quando sei presente, non fai di più.
Fai ciò che stai facendo, interamente.
Fai ciò che stai facendo, interamente.
E questo, spesso, è sufficiente.

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