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Tu quanti soldi vali?

 


È una domanda scomoda.

E proprio per questo, necessaria.

Non per darti un prezzo.
Ma per farti vedere dove, ogni giorno, ti stai svalutando.

Perché il punto non è quanto vieni pagato.
Il punto è: quanto riconosci il tuo valore quando nessuno ti guarda?

Quando abbassi il prezzo per paura di perdere.
Quando dici sì, ma dentro è no.
Quando resti dove non cresci, solo perché è comodo.

Il valore è una posizione interiore.

Il denaro può essere visto come uno strumento di consapevolezza del proprio valore perché rende visibile qualcosa che, altrimenti, resterebbe interno e spesso inconsapevole.

Il valore personale è una percezione soggettiva: riguarda quanto una persona sente di meritare, quanto si riconosce, quanto si autorizza a ricevere. Questo però, finché rimane solo dentro, è difficile da osservare con chiarezza. Il denaro interviene proprio qui: traduce quella percezione in comportamenti concreti.

Ad esempio, quanto chiedi per il tuo lavoro, quanto accetti, quanto negozi o eviti di farlo, sono tutte espressioni pratiche del tuo rapporto con il valore. Non perché il denaro definisca chi sei, ma perché mette in evidenza i limiti, le paure e le convinzioni che hai su te stesso.

Se una persona tende ad abbassare il prezzo, a giustificarsi, o a sentirsi in colpa nel ricevere, spesso non è una questione di mercato, ma di percezione interna: sente di dover dimostrare, di non essere abbastanza, o di rischiare il rifiuto. Al contrario, quando una persona riesce a chiedere con chiarezza e a sostenere il proprio valore, sta esprimendo una posizione interiore più stabile.

In questo senso, il denaro non è il valore, ma un indicatore. Funziona come uno specchio: riflette quanto una persona si riconosce, quanto si legittima a ricevere e quanto è allineata con ciò che offre.

Usarlo come strumento di consapevolezza significa osservare senza giudizio il proprio comportamento economico: non per correggerlo subito, ma per capire cosa rivela. Dove si tende a cedere? Dove si ha difficoltà a chiedere? Dove si accetta meno di ciò che si percepisce giusto?

Da questa osservazione nasce un lavoro più profondo: non sul prezzo in sé, ma sulla relazione con il proprio valore. Quando quella cambia, anche il modo di rapportarsi al denaro si trasforma di conseguenza.

Marina – Identity Meditation Coach | Il Coach del Centro

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